5G, si applichi principio di precauzione

Questa mattina in Aula il Governo ha risposto alla mia interrogazione in merito al 5G e alle iniziative che i Ministeri competenti intendono adottare per definire standard di esposizione massima totale sicuri per proteggere i cittadini e in particolar modo le fasce più vulnerabili della popolazione quali neonati, bambini e donne in gravidanza.

Si è aperto così un dialogo su questa importante questione che molto preme a tanti cittadini preoccupati di veder violato il loro diritto alla salute nonché il principio di precauzione su cui si dovrebbe basare la nostra azione politica.
Noi tutti parlamentari siamo chiamati a farci loro portavoce e a fare in modo che con il Governo del Cambiamento quest’Aula diventi davvero la loro casa. Una casa in cui le istanze dei cittadini siano al primo posto. Perciò credo sia importante considerare tutti i vari aspetti di una questione, quella del 5G, ancora scientificamente controversa.

Le conseguenze neurologiche, metaboliche, riproduttive e persino microbiologiche generate dall’esposizione ad elettromagnetismo ad alta frequenza per intensità anche di molto inferiori ai limiti di legge vigenti sono infatti ormai avvalorate da numerosi studi scientifici.
Tra questi vi sono gli studi pluriennali condotti nell’ambito del National Toxicology Program e quelli forniti dall’Istituto Ramazzini che hanno sottoposto alla comunità medico-scientifica internazionale le più aggiornate ricerche sugli effetti biologici dell’elettrosmog che non si possono ignorare.

Ormai la grande quantità di scoperte scientifiche dimostra in modo convincente che gli effetti dannosi avvengono per densità di potenza ben al di sotto delle linee guida della Commissione per la protezione dalle radiazioni non-ionizzanti ICNIRP.
Linee guida che oltretutto, secondo 244 scienziati, già oggi non sono adeguate a proteggere l’uomo e l’ambiente. Gli scienziati in questione chiedono a gran voce anche la rinegoziazione del mandato della Commissione per la protezione dalle radiazioni non-ionizzanti; accusata di non essere indipendente e di anteporre agli interessi dei cittadini quelli delle aziende di telefonia mobile. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel 2011 sulla scorta del più che mai discusso Studio Interphone, classificò temporaneamente le radiofrequenze come possibile cancerogeno, oggi sembrerebbe rivalutare la riclassificazione nella Classe 1, ovvero dei cancerogeni certi.

Il presidente dell’assomedici ambientali Agostino Di Ciaula in questi giorni ha parlato di un vero e proprio “salto nel buio”. Se nel 2019 sarà avviato sul 98% del territorio nazionale il temuto 5G “vera e propria immersione in un brodo elettromagnetico senza precedenti nella storia dell’umanità” sarà infatti impossibile tornare indietro.
Stiamo parlando del futuro di milioni di persone e, soprattutto, di quello di bambini e adolescenti, giovani vite che passano in media 7 ore al giorno con cellulari e tablet e che per questo diventano le principali vittime.

Troppo spesso i governi che ci hanno preceduto hanno atteso che il danno fosse irreparabile prima di agire. Noi li abbiamo sempre criticati per questo. Per aver anteposto gli interessi di pochi al bene comune.

Io vengo dal Veneto e di simili comportamenti ne so qualcosa.
Ancora oggi si disquisisce su quanto più o meno i #Pfas siano invasivi, intanto la falda acquifera più grande d’Europa è contaminata in maniera irreversibile, la terra inquinata e migliaia di cittadini avvelenati. Perché? Perché i guadagni di un’azienda sono stati messi prima della salute e della vita di intere popolazioni. 
E oggi, a causa di queste scelte scellerate, interi paesi pagheranno un prezzo salatissimo mentre l’azienda che li ha distrutti, negando loro addirittura l’accesso all’acqua e il diritto alla salute, non dovrà sborsare un euro.
Sulla questione Pfas sono certa che il Governo si esprimerà a breve con un decreto risolutorio in concerto con il MInistero dell’Ambiente e Ministero della Salute, nonostante il diniego della Comunità Europea, anch’essa lontana anni luce da qualsiasi idea di tutela della vita delle persone.

Noi siamo nati in opposizione a queste politiche. E per questo mi aspetto che il Governo del Cambiamento agisca in controtendenza a chi ci ha preceduto anteponendo l’interesse pubblico al guadagno di pochi e ristabilendo finalmente quel principio di precauzione che dovrebbe essere da faro a qualsiasi azione politica ed economica non solo lungimirante ma anche efficace in un’ottica di qualità della vita e di benessere diffuso.

L’interrogazione la potete leggere QUI.

QUI invece (al minuto 11:18:58) potete visualizzare la risposta del Sottosegretario Micillo.

 

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