Indagine conoscitiva Xylella Fastidiosa: audizione Emiliano

C’è stato un tempo in cui Emiliano difendeva gli ulivi e i cittadini pugliesi, oggi quegli stessi cittadini sono diventati negazionisti, complottisti e antiscientisti, scomodi intralci al suo piano di abbattimenti. Peccato perché si tratta degli stessi cittadini (ma anche esperti, scienziati, professori) che nel III rapporto sulle Agromafie (elaborato da Eurispes, Coldiretti e dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura, con il coordinamento del Procuratore Gian Carlo Caselli, in cui si affronta “Lo strano caso della Xylella fastidiosa”), sono stati descritti come coloro che “presidiano il territorio, lo difendono, informano, confliggono con i poteri forti, pagandone le conseguenze in termini economici quando non in termini di minacce fisiche o psicologiche”.

C’è stato un tempo in cui Emiliano difendeva le leggi e la magistratura era la sua casa, oggi quelle stesse leggi diventano un ingombro da smantellare e la magistratura l’ennesimo impedimento alla necessità di procedere velocemente verso la distruzione del patrimonio agricolo, economico, culturale e ambientale pugliese. Per farlo ha predisposto addirittura una legge regionale che viola palesemente diverse normative nazionali ed europee.

Mi riferisco alla Delibera n. 1890 “Azioni di contrasto alla diffusione della Xylella Fastidiosa” che riprende ancora una volta in più punti le istruzioni già previste nel cosiddetto piano Silletti. Piano più volte criticato, tra l’altro perché ritenuto illegittimo e in contrasto con la nostra legislazione, come dimostrato da vari esposti alla Procura, dagli atti della pm Elsa Mignone e dalle stesse parole del Procuratore capo De Castris.

In questa Delibera si prevede addirittura che la prescrizione di abbattimento non sia notificata al proprietario ma solo pubblicata sull’albo pretorio e che le operazioni di trattamento fitosanitario ed estirpazione delle piante infette e ospiti, siano effettuate direttamente dalla regione, senza ulteriore comunicazione ai proprietari. Ci rendiamo conto che Emiliano ha appena stabilito di violare l’art. 42 della Costituzione che garantisce il diritto di proprietà? Un proprietario che risiede fuori regione e che ovviamente non tutti i giorni andrà a leggersi leggersi l’albo pretorio, potrebbe quindi vedersi abbattere gli ulivi senza una specifica comunicazione subendo così un danno irreparabile “a sua insaputa”. Si tratta di una gravissima violazione dei diritti fondamentali.

Un simile approccio, in zone coperte dal vincolo paesaggistico, violerebbe inoltre l’art.181 del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio che prescrive come reato l’esecuzione di lavori di qualsiasi genere su beni paesaggistici senza la prescritta autorizzazione della Sovrintendenza. Senza contare i danni irreparabili che questa deroga ai vincoli idrogeologici e forestali potrebbe causare al territorio, ponendo così in pericolo la sicurezza e l’incolumità della popolazione.

E tutto questo senza alcuna prova scientifica. Nella stessa Delibera è prevista infatti anche la disposizione dell’estirpazione delle piante risultate infette al test di laboratorio ELISA, senza effettuare il test di conferma. Nonché l’ordinanza di abbattimento delle piante con sintomi conclamati e ascrivibili alla Xylella, previa ispezione visiva della Sezione Osservatorio fitosanitario e senza alcuna indagine di laboratorio.

A discrezione quindi della vista di qualsiasi funzionario dell’Arif. Magari gli stessi funzionari che proprio la scorsa settimana non sono stati in grado di riconoscere l’ulivo di contrada Termetrio a Cisternino, ormai dichiarato infetto da quasi 2 anni. Come dire, siamo in mani più che mai sicure!

Queste misure, oltre ad essere assurde e irrispettose non solo dei luoghi ma anche della nostra intelligenza, sono anche contrarie alla decisione di esecuzione della Commissione Europea, nonché alla prassi scientifica, che dispongono di effettuare due esami (test Elisa e, in caso di positività, pcr) per decretare la presenza dell’organismo nocivo all’interno della pianta. Difficile trovare atti con così tante scellerate inosservanze scritte tutte insieme. Pensare che è stato firmato da un uomo da legge fa rabbrividire.

Risibile infine la tanto conclamata emergenza che dovrebbe fingere da scudi a queste norme. Sono passati 5 anni dal ritrovamento del batterio (mi sarebbe piaciuto avere il modo di chiedere ad Emiliano quando il batterio secondo sarebbe entrato in Puglia così da confrontare le sue dichiarazioni con gli atti della Procura) e davvero dopo tutto questo tempo e dopo oltre 6 mesi di stop dagli ultimi monitoraggi (bloccati dalla stessa Regione), qualcuno crede ancora che abbia senso parlare di emergenza? Soprattutto alla luce di un monitoraggio che mostra una quantità di piante infette inferiore al 2%. A detta dello stesso assessore Di Gioia infatti le piante trovate positive al batterio su un totale di 325 mila campioni analizzati sono state circa 3000 (aprile 2018). Di cosa stiamo parlando?

L’unica urgenza potrebbe essere quella di spartire i lauti finanziamenti in arrivo. La medesima Delibera parla infatti di ristrutturazione del comparto olivicolo dell’area danneggiata, prevedendo la ricostruzione del patrimonio produttivo danneggiato con il reimpianto di varietà di olivo resistenti. In tal senso, la determina dell’osservatorio fitosanitario regionale del 4 maggio 2018 n. 274 indica proprio nel Leccino e nella Favolosa le piante più idonee. Dallo stesso documento, nonché in diverse audizioni di esperti in Commissione Agricoltura, si apprende però che né il Leccino né tantomeno la Favolosa si possono definire immuni al batterio. In particolare lo stesso Cnr ammette che queste piante non risultano immuni al batterio, e che – testuali parole – “non si hanno ancora a disposizione dati riferiti al lungo periodo sia in tenuta della resistenza nel tempo e sia in termini di produttività”. Alla luce di ciò destinare cospicui fondi pubblici a questo progetto non solo sembrerebbe superficiale ma bensì un vero e proprio spreco di denaro pubblico. Anche perché la stessa Unione Europea nella decisione 2352 del 2017 ha lasciato ampi margini di alternative alle due cultivar in questione disponendo, in deroga al divieto di impianto di specie ospiti nelle zone infette, la possibilità di impiantare specie ospiti, privilegiando le piante tolleranti o resistenti. Privilegiando quindi, senza alcuna esclusione. Di questo però la Regione non sembra tenere conto.

Così come non sembra considerare i progetti indirizzati alla sperimentazione e ricerca di cure per il disseccamento dell’olivo nel Salento. Per dichiarazione di diversi responsabili scientifici, auditi in questa sede, le sperimentazioni dimostrano già ampiamente che è possibile curare il fenomeno del disseccamento al di là della presenza o meno del batterio. Peccato che a fronte della pioggia di soldi ricevuti grazie all’emergenza Xylella a questi lavori siano stati dedicati pochi spiccioli e che ad oggi il refinanziamento sia ancora in dubbio.

Meglio non parlarne. Meglio non parlare della correlazione tra il disseccamento e l’indecente condizione in cui si trovano i suoli pugliesi, specie salentini, a causa del massiccio uso di pesticidi, glifosato in primis. E soprattutto, meglio non far sapere alla Corte di Giustizia Europea che vi sono nuovi elementi in grado di modificare la percezione del rischio o mostrare che tale rischio può essere circoscritto mediante misure meno gravose di quelle esistenti (così come ammesso nella sentenza del 9/06/2016 in cui si afferma che spetta alle istituzioni, verificare in maniera periodica, se le misure adottate al fine di trattare il rischio fitosanitario in questione debbano essere modificate o abrogate). Non sia mai che si interrompa l’encomiabile piano di ristrutturazione dell’olivicultura pugliese, ad oggi così “obsoleta” e incompatibile “con i moderni modelli superintensivi di altre realtà produttive” (così come sostenuto in un interessante documento del Centro studi Confagricoltura Puglia del maggio 2012).

C’è stato un tempo in cui la Regione Puglia guardava con orgoglio al proprio simbolo, con al centro un ulivo, simbolo di pace e fratellanza, ma anche di prosperità e benessere che oggi, molto probabilmente, sarà sostituito da quella stessa giunta con una piantina rinsecchita di Favolosa o magari un mango.

QUI potete vedere il video dell’audizione in Commissione Agricoltura, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’emergenza legata alla diffusione si Xylella Fastidiosa.

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