Food for Health, il cibo è vita

È tempo di agire e “Food for Health” è la parola d’ordine per farlo. Oltre un Manifesto, la direzione da imboccare tutti, immediatamente, per salvare la nostra salute e il nostro futuro.

“Il caos climatico, la brutale ineguaglianza e la disintegrazione sociale stanno spingendo le comunità umane verso l’abisso. Possiamo permettere che il processo di distruzione, di disintegrazione e di sterminio continui indisturbato o possiamo risvegliare le nostre energie creative e reclamare il nostro futuro come specie e come parti della famiglia della Terra. Possiamo continuare a camminare come sonnambuli verso l’estinzione o possiamo divenire consapevoli delle nostre potenzialità e di quelle del pianeta”.

Le parole di Vandana Shiva non lasciano spazio a dubbi. L’evidenza scientifica, empirica, epidemiologica è oramai indiscutibile. È giunto il momento di passare all’azione.

Leggendo i dati sciolinati nel Manifesto “Food for Health” (Cibo per la salute) curato da Navdanya international, risulta evidente come il tempo delle analisi e delle discussioni sia terminato. Nel testo compaiono i nomi dei maggiori esperti internazionali nei settori dell’alimentazione e dell’ambiente che hanno unito le forze e messo a confronto i risultati di anni di ricerca per disegnare il quadro dell’attuale situazione e redigere un documento che indichi ai ai governi di tutto il mondo la strada da seguire.

L’attuale modello produttivo dominante ha fallito e i segni del suo fallimento sono sotto gli occhi di tutti.

Già oggi le conseguenze di questa miopia stanno mietendo numerose vittime. Terra, acqua e aria pagano un prezzo altissimo all’agricoltura industriale, che non solo ha mancato clamorosamente il suo principale obiettivo, quello di sfamare la popolazione mondiale, ma ha peggiorato le condizioni di tutti noi. I dati dell’Ispra sull’inquinamento delle falde acquifere italiane sono allarmanti, così come le analisi della maggior parte dei suoli e dei frutti che provengono dalla terra.

Pensiamo di nutrirci mentre ci intossichiamo. Secondo l’Oms sarebbero almeno 26 milioni i casi di avvelenamento da pesticidi nel mondo ogni anno e oltre 200 mila i decessi causati dagli stessi ogni anno. La correlazione fra esposizione a pesticidi e patologie è ormai una triste certezza, in costante aumento: cancro, malattie respiratorie, Parkinson, Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla), autismo, deficit di attenzione e iperattività, diabete, infertilità, disordini riproduttivi, malformazioni fetali, disfunzioni metaboliche e tiroidee, sono solo alcune delle tante malattie a cui si va in contro lavorando la terra o vivendo in zone agricole. Le compensazioni milionarie stabilite dal giudice americano a carico della Monsanto, in relazione ai danni provocati dal glifosato, ne sono l’ennesima prova.

È necessario un cambio di paradigma, non solo agricolo ma anche economico e sociale. Questo chiede il Manifesto, la Scienza e il buon senso.

La risposta è già qui: sotto i nostri piedi. È la terra a indicarci la via e la salvezza. Chiede rispetto, chiede cura, chiede amore per la vita. Un’agricoltura naturale e locale, sostenibile e solidale non sarà la soluzione. È già la soluzione. Già oggi i piccoli agricoltori sono, in proporzione, più produttivi delle grandi aziende industriali: pur avendo a disposizione solo il 25% della terra arabile riescono a fornire il 70% del cibo a livello mondiale. E lo fanno con meno sprechi e meno dispendio di energie della grande distribuzione. Lo fanno inquinando meno e rispettando di più i lavoratori. Lo fanno contro grandi ingiustizie, grandi interessi e grandi conglomerati industriali. Ma lo fanno bene e con passione. Dando risposte concrete ed efficaci. Da soli sono in grado di sostenere intere comunità, di tutelare biodiversità e fertilità dei suoli, garantire diritti e equità, offrire cibo sano e buono, che non solo sfama migliaia di persone ma nutre e cura.

Compito della politica e di ogni buon governo dovrebbe essere quello di aiutare e facilitare queste realtà. La conoscenza esiste, la tecnologia esiste, le alternative sono state sperimentate e anche i grandi organismi internazionali, a partire dalle Nazioni Unite, non sono più in grado di negare l’evidenza. Se la prospettiva da cui si parte è quella dell’interesse comune, la strada è questa e oggi è il giorno giusto per imboccarla.

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